«O brigante, o migrante»: la frase che spiega il Sud

Briganti o Migranti — la questione meridionale

La questione meridionale

Due storie che di solito si raccontano separate — la rivolta
dei briganti e le valigie di cartone dell’emigrazione — sono in realtà la stessa storia,
vista da due uscite diverse.

La frase

«O brigante, o migrante.» È la formula con cui si riassume il destino del Mezzogiorno
dopo l’Unità, e viene ricondotta al pensiero di Francesco Saverio Nitti,
economista e statista nato a Melfi nel 1868, a pochi chilometri da Rionero.

Sulla paternità letterale della frase gli storici discutono: è più una sintesi
popolare — efficacissima — del suo pensiero che una citazione testuale. Ma il pensiero
è documentato, e Nitti lo argomentò con i numeri: l’emigrazione non era un’avventura,
era l’unica alternativa rimasta.

Chi restava imbracciava un fucile, chi partiva prendeva un
piroscafo. La ragione era la stessa: una terra che non bastava a chi ci era nato.

Le due uscite

Il brigantaggio postunitario esplode fra il 1861 e il 1865 e viene represso con la
forza — la legge Pica, i tribunali militari, decine di migliaia di uomini
impiegati. Nello stesso periodo comincia il flusso migratorio che, nei decenni
successivi, svuoterà interi paesi della Basilicata.

Non sono due fenomeni consecutivi: sono lo stesso problema che trova due sfoghi.
Chi aveva vent’anni nel 1861 poteva salire in montagna; chi ne aveva venti nel 1890
saliva su una nave. In entrambi i casi, a spingerlo era la stessa terra che non
bastava.

Numeri, non aneddoti

L’emigrazione italiana fra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale è uno
dei più grandi spostamenti di popolazione della storia europea: milioni di persone,
con una incidenza altissima proprio nelle regioni meridionali interne.

La Basilicata è il caso estremo: paesi che perdono in pochi decenni una quota
enorme dei loro abitanti. Chi resta trova campi senza braccia; chi parte manda denaro
che tiene in piedi le famiglie ma non cambia la struttura che le ha costrette a
partire.

Giustino Fortunato

A Rionero in Vulture, nel 1848, era nato Giustino Fortunato: storico,
politico, uno dei più lucidi meridionalisti italiani. Portò la questione del Sud in
Parlamento con un’idea che allora suonava eretica — il Mezzogiorno non era arretrato per
colpa dei meridionali, ma per condizioni strutturali: geografia, assetto della proprietà,
scelte fiscali dello Stato unitario.

Che in un paese del Vulture siano nati sia il capobanda più temuto del brigantaggio
sia uno dei suoi interpreti più acuti non è una curiosità da guida turistica: è la
ragione per cui questa storia, qui, si può raccontare per intero.

Perché riguarda anche noi

Le aree interne del Sud continuano a spopolarsi. Cambiano le destinazioni e le
ragioni, ma la domanda di fondo — cosa trattiene una persona nel posto in cui è nata —
è rimasta la stessa che si ponevano quelli del 1860.

Non è nostalgia: è il motivo per cui vale la pena ricordare che «briganti o migranti»
non era un modo di dire, ma una scelta reale imposta a una generazione.

L’evento

Briganti o Migranti parte da questa frase. Tre sere di percorso
storico e rievocativo nel centro storico di Rionero in Vulture, dal 28 al 30 agosto
2026. Ingresso gratuito, posti limitati.

Prenota il tuo posto

Sulla formula «o brigante o migrante» la critica non è
concorde nell’attribuirne a Nitti la forma testuale; il testo lo segnala. I dati
sull’emigrazione sono richiamati in termini generali, senza pretesa di precisione
statistica.

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